VIRUS “BICICLETTA”: CONTAGIO NEL NAPOLETANO

Napoli | In questi ultimi mesi sempre più bikers  si vedono attraversare le vie di Napoli e  meno auto vi esplorano i meandri della città. O almeno questo è il sentore.

FOCUS 4Ci troviamo di fronte ad una vera e propria “rivoluzione” della mobilità sostenibile,  anzi, per usare un francesismo, vi è in corso una “velòrution”. Probabilmente la fenomenologia di questa metamorfosi ambientale ha iniziato da un po’ di tempo a tangere le coscienze dei cittadini partenopei; cittadini forse stufi di una Napoli “soffocata”, stanchi spettatori e in qualche maniera complici del ritratto di una società che sino a poco tempo fa non ha saputo “sentire” l’ambiente, il proprio.

Chi l’avrebbe mai detto; il più semplice tra i mezzi di locomozione sta cambiando il vivere urbano della città; il più semplice, sì, ma il più complesso riguardo alla sua multifunzionalità, potenzialmente filosofica, se solo si osi pensare a quante accezioni positive/propositive può offrire lo strumento in questione.

FOCUS 6Ciclisti di città o corridori solitari, chiunque vi garantirà il senso di libertà da cui sarete sopraffatti una volta saliti su di una bicicletta. Il velocipide è  più d’ogni altro espressione metaforica del nostro organismo, dove gli organi (ruote, trasmissione, telaio, manubrio etc.) sono stati progettati per interagire fra loro e permettere al meccanismo di funzionare sinergicamente. E quando parliamo di sinergia, in tal caso, si intende perfetta interazione uomo-ambiente, binomio ricercato ma difficilmente realizzabile in una città dalle molteplici problematiche, non di grado lieve; basti pensare ad esempio alle strade dissestate  (con avvallamenti o fossi) nei quali è difficile non inciamparvi, soprattutto se vengono rappezzate solo con un po’ di bitume, sufficientemente necessario a sprofondarvici nuovamente. Ma ecco che la tecnologia ciclistica ha pensato anche a questo e ha sfoggiato modelli bi-ammortizzati con telai in carbonio che favoriscono un gradevole alleggerimento, sellini ergonomici dal notevole comfort, rapporti cambio a 18 velocità – che promuovono minor fatica sulle salite – ed infine ruote specifiche per asfalti tortuosi, come appunto quelli urbani (ove il FOCUS 1territorio, spesso e volentieri, ostacola o addirittura “rifiuta” la concezione di eco-sostenibiità a favore di smog e di quanto più aggressivo possa respirare la città ed i suoi abitanti). La bicicletta, a meno che non se ne voglia acquistare una elettrica o a pedalata assistita, richiede fatica; fatica prontamente ricompensata (rispetto a qualsiasi altro mezzo di spostamento), dal placido scorrere del paesaggio, dal vento sulla faccia: mezzo ecologico  a dimensione d’uomo, nel suo essere strumento eccellente -prolungamento del corpo umano –  fa pienamente assaporare il paesaggio in cui inevitabilmente costringe ad immergervi. Una fatica quotidiana che si rivela piacere appena vi si ha la percezione di ciò che si ha intorno, di tutti quei particolari che con l’auto facilmente sfuggono alla vista. Il ciclista è tutt’uno col moto delle cose: pedalando è un fluire universale.

E pedalando, pedalando non ci  rendiamo conto che i due macchinari, l’aggregato mezzo e quello umano, si plasmano simbioticamente come nessun mezzo potrà far mai. La bicicletta richiede attenzione,  l’ aver cura:   cura per gli altri, cura per sé; state sicuri che anche quando si romperà la catena o qualche altro pezzo integrante sarà sempre una nuova avventura, una nuova esperienza FOCUS 5ripararla.

L’ Idea e la realizzazione concreta di una Napoli “città- natura”, come luogo di riconversione ecologica , che ha lo scopo di proporre in termini output la centralità del verde,  del naturale e di  piste ciclabili nel progetto urbano moderno, renderebbe sicuramente i ciclisti – fanatici e non –  molto meno stressati dal caos che la vita cittadina ci riserba quotidianamente.

Di Alessia Viviano