S.O.S. STILISTI DA SALVARE: SU RAI 5 UN PROGRAMMA SU MISURA PER “ASPIRANTI STYLIST”

Di Alessia Viviano

Il nuovo programma che in America s’intitola  “All On the Line”  sta letteralmente facendo impazzire i propri FOCUS 2telespettatori. A capo del fashion reality vi è l’esperto di moda e direttore creativo della rivista “Elle”,  Joe Zee che usail suo occhio attento per individuare e rigenerare il talento autentico di uno stilista in crisi, sbloccando il vero potenziale del fashion designer smarrito e riaccendere il sua passione per la moda, fino alla realizzazione del prodotto finale. Ogni settimana  Joe seleziona uno stilista in difficoltà che ha incontrato un ostacolo nella strada verso il successo. Con più di 20 anni di esperienza nell’industria della moda , Joe utilizza la sua competenza per aiutare stilisti già affermati e conosciuti sul mercato, al fine di realizzare il loro sogno.

Tra le numerose puntate del programma è stata senza dubbio la più seguita dal pubblico e dai media americani, quella in cui  Gemma Hahng, una stilista famosa da anni, subisce un calo di domanda delle sue creazioni; dunque Joe le consiglia di rinnovare l’intera linea e proporre un nuovo look per riaffermarsi alla grande. Grazie ai preziosi consigli del direttore di Elle, oggi Gemma è nuovamente una grande designer  e forte è il suo marchio sul mercato della moda. Un altro episodio che ha invece FOCUS 3catturato l’attenzione, è quello dedicato alla stilista Nicole Miller, nome affermato nel mondo della moda (nonostante il suo brand non sia ancora esploso del tutto). Grazie all’aiuto dell’esperto Joe  Zee, Nicole riesce brillantemente a prepararsi per la decisiva settimana della moda di New York ed i risultati sono sorprendenti.

Durante la seguitissima serie Joe, vero e proprio  mentore della moda, dovrà fare i conti con stilisti sull’orlo della bancarotta, senza più soldi e ispirazione; ma riuscirà in ogni puntata a scovare gli errori commessi, distribuendo inoltre i suoi  preziosi consigli. Il famoso designer infatti riuscirà a mettere in contatto i fortunati stilisti con i buyers di grandi catene di distribuzione, o con i responsabili delle più prestigiose testate nel campo della moda. Il prodotto finale difficilmente sarà deludente, poiché Joe con il suo occhio esperto riuscirà sempre a trovare il talento dei designer che avrà di fronte, riaccendendo il loro amore verso la moda e il buon gusto.

Il programma risulta essere molto utile per le dritte in campo sartoriale-tecnico, nella scelta del nome di una collezione, dei tessuti e della strategia di marketing. Il programma ha trovato sino ad ora molti sostenitori, ma di certo non mancano le critiche per la troppa “canonizzazione” del concetto di moda.

Vi corre voce che la moda sia un sensibile specchio delle tendenze culturali che animano la società; quest’ultima influenza costantemente la moda, che a sua volta va ad imprimere un messaggio, per la maggior parte delle volte negativo, soprattutto nelle menti  giovani. Essere stilisti è senz’altro un modo per farsi riconoscere; lo stile, in quanto tale, per sua natura rispecchia la personalità della gente, il proprio ed intimo modo di percepire sé stessi, riflettendo le proprie creazioni sugli altri; risulta a tal punto quanto mai  scorretto porre il concetto di moda in uno status di sub-ordinazione e  sub-condizione dai mass media, e da ciò che la società detta. E a tal proposito a dettar moda non sono solo gli stilisti e i personaggi famosi, ma soprattutto i mass media.
FOCUS 1Il desiderio di diventare un’ icona tra gli amici, può comportare
gravi disturbi psicologici, che in passato non avevano la sconcertante e  sconvolgente diffusione che si rileva oggi; e così l’anoressia causata dalla ricerca, dall’ossessione, del fisico da “top model” riguarda moltissime ragazzine che, pur di inseguire questo assurdo ideale di bellezza, si provocano danni spesso irreparabili.

Vi è poi un altro aspetto da analizzare. In molti episodi del suddetto programma si osserva che, in collaborazione di molti “stilisti in crisi”,  vi è la onnipresente figura di “operai” orientali: per lo più cinesi, si vedono, in maniera costante, lavorare incessantemente alle macchine. Vi è una grave delocalizzazione della produzione al solo fine di ottenere una maggior manodopera industriale a basso costo, a discapito di quella artigianale locale; questo  fa sì che si converga in ciò che attualmente vien definito “Fast Fashion”, ossia la moda per tutti a prezzi stracciati (o a prezzi ragionevoli, come recitava uno slogan di Zara di qualche hanno fa); una moda in continua evoluzione, quasi settimanale: ed ecco un flusso di nuovi modelli nei negozi, al ritmo più elevato degli acquisti. Il risultato non è più una moda a stagione, ma nuovi modelli e colori quasi ogni settimana e, soprattutto, very cheap. “Cheap and fast fashion” significa “moda usa e getta”: sollecita l’espansione dei consumi e genera un circolo vizioso. Stando a questi dati e risultati, purtroppo è doveroso dire che in questi programmi televisivi c’è in ogni caso il bisogno, da parte dello spettatore, di selezionare il buono ed il cattivo, badando tuttavia alla propria passione nel creare vestiti.