NON CI RESTA CHE ATTENDERE

Cara Rossella,

sono una nonna delusa e amareggiata dal vedere i sacrifici della mia vita e quelli dei miei genitori, finire in rovina tra rosella1figli poco presenti e nipoti viziati e sempre insoddisfatti. Due dei tre miei figli, si sono separati, e questo per me giā é stato un trauma, abituata a tenere salda la famiglia ad ogni costo. Ma quello che più mi spaventa é vedere i miei nipoti, ormai adulti, sempre tristi, scoraggiati, depressi perché forse troppo assecondati dai genitori. Tutto sbagliato. Tutto perduto. Mi sono conservata un gruzzolo di risparmi per quando diventerò anch’io da gettare via, così da non finire un un misero ospizio, ma almeno in una casa mia con la badante.

BiancaMaria

Mia cara BiancaMaria,

non i tuoi figli, ormai “figli del benessere”, ma la tua generazione e quella dei tuoi genitori, ha dato prova di cosa sia saper superare difficoltà e prove oggi inimmaginabili. Se solo si ricordano la guerra, la fame, la paura, la povertà, la precarietà…Eppure si riusciva a sopravvivere ad ogni cosa in modo diverso, con più emozioni e speranze, perché ogni piccola cosa era considerata una conquista, quasi un momento di vera felicità. Nulla era facile ma non ci si lamentava, non si protestava anzi ci si industriava a fare di tutto con quel poco o niente che si riusciva a racimolare, aguzzando l’ingegno, servendosi della fantasia. Eppure quella generazione si é risollevata ricostruendo ancor meglio dalle rovine, anche morali, preparandosi poi ad affrontare anni di terrorismo, contestazioni, e tanti altri problemi in cui siamo stati coinvolti anche noi nati negli anni 60 e 70, anni in cui un 60enne veniva considerato “vecchio”. Ma un “vecchio” di qualsiasi età,nonno o genitore, riusciva ad affrontare gli ultimi anni della sua esistenza, circondato dall’affetto della famiglia, da figli e nipoti, non aspettando la morte in solitudine e per di più in una casa per anziani, fra gente mai conosciuta prima,come il caso di tanti “vecchi” che vedo in questi ultimi tempi, con infinita amarezza.

Si era quindi davvero più felici o quantomeno sereni, mia cara BiancaMaria, ai tuoi tempi o a quelli di tua nonna, quando si viveva con più semplicità e niente tecnologia, quando la vita non era facile ma forse c’erano più opportunità per il futuro,quando un figlio o un nipote non pretendeva iPod,iPad, iPhone,motorino e citycar…Quando si scrivevano lettere per dirsi “ti amo”, perché la parola “amore” aveva ancora un profondo valore…E accontentarsi di poco regalava importanza alle cose, la parola ” crisi” non era contemplata nel vocabolario quotidiano,come il termine ” stress”…Quando ci si sentiva uniti per realizzare qualcosa di duraturo. Oggi siamo tutti viziati ma tristi e sconsolati,non abituati alle difficoltà, ai problemi, alle rinunce, sempre in cerca dell’effimero, del superfluo, dell’inutile che rende, apparentemente , felici. Ed é così che, tutto ciò che genitori e nonni hanno costruito, viene irrimediabilmente disperso. Ma con il buonsenso,la fiducia, la speranza l’ottimismo che da sempre mi accompagnano, sorrido con amarezza ricordando la saggia sentenza di defilippiana memoria ” Adda passà ‘ a nuttata”.

Rossella Argo

Vuoi vedere le tue lettere pubblicate su  ” DonnaFashionNews”?

Scrivi a RossellaArgo@mail.com