MONONUCLEOSI: L’EBV LATENTE E MINACCIOSO

Di Alessia Viviano

Ad oggi è sempre più frequente sentir parlare di mononucleosi, definita erroneamente (nella maggior parte dei casi) “malattia del bacio”; analizzandola meglio risulta non essere sempre cosi. La suddetta è  un infezione causata da un virus che si trasmette con la saliva, ma che può contagiarsi indirettamente anche tramite oggetti entrati in contatto con la saliva di un soggetto infetto (mani, posate, bicchieri, spazzolini, giocattoli per infanti).

salute 1Il virus appartiene alla famiglia degli Herpesviridae ed è chiamato Epstein-Barr Virus (EBV). Prima di addentrarci nella sintomatologia e menzionare le terapie da dover effettuare, occorre premettere che la mononucleosi non è pericolosa, tranne nella fase iniziale di attivazione degli anticorpi specifici dell’EBV , in cui il virus causa splenomegalia, ossia un ingrossamento della milza. Circa il 50% dei giovani presenta tale grave complicazione che porta, soprattutto se si fanno sforzi o sport che coinvolgono la milza, alla completa rottura della stessa. La sintomatologia risulta difficile da dover definire in quanto il grado di aggressività di ogni virus dipende sostanzialmente dal quadro di immunodeficienza  presente in ogni persona al momento del contagio. Per una buona fetta di pazienti con EBV in fase attiva, vi è una situazione del tutto asintomatica; quest’ultima può essere una fortuna in quanto si evitano malesseri di carattere generale concernenti il proprio corpo;  ma d’altro canto può rivelarsi ingannevole, in quanto la persona con EBV in fase acuta può sottoporsi inconsapevolmente a sport o sforzi, non percependo l’ingrossamento della milza e indi provocandone la rottura, come già detto prima. Invece un’altra gran fetta rileva un ampia, talvolta fastidiosa percezione dei malesseri generati dal virus in questione.

salute 2Per quanto concerne questi pazienti appena citati, il virus può dare non pochi disturbi di vario genere. Sempre delineando con chiarezza il quadro immunologico di un individuo, favorendo  cosi  l’impostazione di una corretta terapia da porre in atto, vi sono individui che presentano deficit di concentrazione, febbre bassa, faringite, ingrossamento e infiammazione delle tonsille, ingrossamento dei linfonodi del collo,delle ascelle e dell’inguine, dolori addominali.  Ma  da alcune statistiche del CNR sono stati rilevati picchi di astenia totale con relativa sonnolenza costante durante tutto il giorno e dolori articolari/muscolari, prevalentemente alle gambe. Nel passato alcuni ricercatori ritenevano che il virus della mononucleosi fosse correlato con una malattia persistente e debilitante nota come Sindrome  della stanchezza cronica (Chronic Fatigue Syndrome), che dura per anni. Attualmente gli studiosi hanno dimostrato che questa correlazione non esiste  e che la sola causa  risieda nell’attivazione dell’Epstein Barr;  è stato dichiarato anche che l’EBV sia il responsabile maggiormente implicato nell’insorgenza di alcuni tumori; inoltre è coinvolto anche nella cancerogenesi osservata in corso di linfoma di Burkitt e di carcinoma indifferenziato del rinofaringe. La diagnosi per fortuna risulta essere molto semplice. In caso di manifestazioni corrispondenti ai sintomi nell’articolo menzionati è opportuno identificare se vi sono anticorpi positivi (igG ed igM) dell’EBV tramite l’esame seriologico del Monotest; inoltre le ricerche vanno approfondite con un accertamento morfologico del sangue; ossia verificando il quadro ematologico nel quale con l’ EBV attivo vi è solitamente la presenza di una leucocitosi, con la relativa comparsa di molte forme linfocitiche dette “monociti”. Il livello degli anticorpi rimane addirittura elevato dai 6 ai 12 mesi.

salute 3Discorrendo delle terapie, molti sono i trattamenti. Basta solo saper scegliere. Ad esempio l’omeopatia, l’uso di erbe e la  fitoterapia aiutano sicuramente ad alleviare la situazione; in molti casi è consigliabile far sì che il virus faccia il suo decorso fino alla completa guarigione; ma purtroppo i tempi sono davvero lenti e  lunghi. La prima tra le terapie prioritarie da dover attuare è senza dubbio quella di aiutare l’organismo ad incrementare il livello di difese immunitarie, stimolandolo con vitamine del complesso B e soprattutto C; è del resto risaputo che l’acido ascorbico è tra i primati “guerrieri” delle infezioni virali. Insomma, con i dovuti trattamenti, la mononucleosi diventa un nemico facile da bloccare; ma bisogna essere sempre attenti e pronti ad eventuali futuri strascichi che la natura  subdola del virus può causare a distanza di mesi o anni.