LA SINDROME DI TAKO – TSUBO

Tcuoreale sindrome, nota anche come “Broken Heart Syndrome”, dal significato letterale di ‘cuore rotto’, è stata identificata agli inizi degli anni ’90 come una nuova entità clinica, una cardiomiopatia con un quadro di esordio tipico di un infarto miocardico o di una sindrome coronaria acuta.

Questa patologia sembra correlata a stress psichici intensi, quali: forti emozioni, paura, panico, con prevalenza nel sesso femminile.

In seguito ad uno specifico esame, l’elettrocardiogramma può mostrare un’onda di lesione e presenza di sofferenza ischemica tipica di un infarto miocardico.

Il nome della sindrome deriva dal fatto che il ventricolo sinistro assume, all’esame Ecocardiografico o Coronarografico, l’estremità arrotondata ed il collo sottile al termine della fase sistolica, di contrazione del cuore, ricordando quella della trappola per polpi, appunto lo “tako – tsubo” , usata in Giappone. L’aspetto assunto dal ventricolo è dovuto ad un completo esaurimento dell’attività muscolare cardiaca.

Uno studio francese ha evidenziato come i casi studiati dal 2001, riguardano quasi esclusivamente donne sessantenni, in post – menopausa con problemi di depressione. I fattori predisponenti il rischio di tale malattia comprendono stress emozionali, disordini sistematici preesistenti (come addome acuto, stress respiratori …), e le donne sono colpite da 6 a 12 volte più degli uomini. La mortalità ospedaliera è meno dell’1% e generalmente il ventricolo recupera la sua piena funzionalità entro 2 – 4 settimane.

L’elemento più importante per il medico, è rappresentato dalla diagnosi, al fine di evitare l’uso di terapie improprie che potrebbero risultare dannose. Infatti, seppur vero che la sindrome di Tako – Tsubo tende a regredire in poche settimane, è altrettanto vero che va trattata con le dovute cautele dato che genera una disfunzione ventricolare sinistra importante.

Prestiamo attenzione al nostro cuore.

A cura di Valeria Sorrentino.