L’UROLOGIA E’ BUONA SANITA’ ALL’OSPEDALE FATEBENEFRATELLI DI NAPOLI

L’urologia è una branca della chirurgia che conquista sempre nuovi spazi. La continua evoluzione e il produrre  nuove conoscenze scientifiche in termini di fisiologia e fisiopatologia dell’apparato  urinario nonchè l’evoluzione nell’ambito focus 5dello strumentario tecnologico a disposizione del chirurgo, hanno sostanzialmente cambiato le opportunità terapeutiche nei confronti di numerose patologie di pertinenza urologica.

Le nuove conoscenze e le recenti metodiche radicano nelle esigenze di una risposta da tempi moderni ovvero in una migliore qualità della vita ottenibile con la minor sofferenza possibile e in tempi ridotti. Sono aumentate infatti le richieste di terapie mininvasive, che garantiscono brevi tempi di ospedalizzazione e (il che non guasta) minime sequele estetiche, questa l’attività scientifica e assistenziale che rappresenta la realtà quotidiana condotta presso l’unità operativa di Urologia operante presso l’ospedale Fatebenefratelli di Napoli, diretta con grande abnegazione dal dott. Vittorio Imperatore, al quale rivolgiamo qualche domanda.

D.  Dottore cosa ci dice a proposito del tumore  della prostata?

focus 3R.  Il tumore della prostata è il primo tumore per incidenza nei maschi tra i 60 e gli 80 anni. Quanto più precoce è la diagnosi, tanto maggiori sono le  armi a disposizione del medico per fare una chirurgia quanto più modulata possibile nella malattia e quindi, preservare l’organismo e curare l’organo. Vanno attivate visite urologiche e PSA cioè gli accertamenti che possono aiutarci ad individuare quanto prima possibile l’insorgenza della patologia.

D.  C’è quindi un protocollo di prevenzione?

R.   Non possiamo chiamarlo protocollo di prevenzione, piuttosto protocollo di diagnostica precoce. Tutti gli uomini dai 50 anni in poi dovrebbero sottoporsi a visita urologica. Come le donne ormai sono abituate alla visita ginecologica con pap-test che ha ridotto notevolmente interventi mutilanti come asportazione di utero od ovaie, con gravi alterazioni della sfera sessuale, allo stesso modo,  gli uomini dovrebbero conoscere alla giusta età l’urologo e, sottoporsi a quello screening che consente di individuare quali sono i pazienti che hanno una maggiore possibilità di sviluppare il tumore.

D.  C’è quindi una familiarità o una predisposizione nel tumore della prostata?

R.  Esiste una predisposizione familiare,  cioè un aumento di incidenza nei figli di affetti da tumore della prostata, anche se, non si sa precisamente, se ciò è un fatto genetico o piuttosto è legato ad una maggiore sensibilizzazione dei figli di malati di tumore della prostata a sottoporsi ad una visita urologica. Poiché gli studi che noi andiamo a fare, sono focus 2condizionati da alcune informazioni, è chiaro che se si visita un gran numero di pazienti che hanno avuto un genitore affetto da patologia prostatica e, più difficilmente visitiamo un soggetto che ha 50 anni è in buone condizioni fisiche e non ha una familiarità, soggetto che si recherà a visita solo quando insorgeranno sintomi della malattia, ciò può falsare la ricerca statistica. Nei grossi numeri  manca la possibilità di capire che cosa ha determinato la malattia, se un fatto genetico o  familiare.

D.  Quali sono i sintomi del tumore della prostata?

R.  Purtroppo come la maggior parte delle malattie tumorali, questo tumore è silente, sin quando diventa difficile da curare, perciò, sono importanti le visite per la diagnosi precoce. Ora se la prostata da’ difficoltà minzionali (urinarie), non necessariamente è affetta da tumore. Un tumore può non dare problemi minzionali, in realtà esso si presenta in forma assai subdola. Dobbiamo pensare alla prostata come ad un mandarino: il frutto è quello che ostruisce la focus 4minzione, mentre il tumore nasce dalla buccia. Poiché l’uretra è un organo che attraversa la prostata passando attraverso il frutto e non è compresso dalla buccia quindi, la buccia, non determinando dolore o sanguinamento, fa sì che il dolore compare solo se c’è una compressione o una infiltrazione sulle strutture nervose circostanti e cioè quando la malattia si è aggravata.

D.  Cosa serve per migliorare le conoscenze?

R.  In un momento di grande difficoltà i tagli alla Sanità non fermano la ricerca, in quanto le multinazionali contribuiscono con grossi investimenti, avendo ingenti capitali a disposizione, nonostante la produzione di farmaci generici minino, in qualche modo, questa ricchezza, per quanto la loro diffusione fosse per il fruitore ultimo, una condizione di vantaggio. Un po’ il serpente che si morde la coda. Una buona soluzione potrebbe   essere la defiscalizzazione di quelle aziende che investono parte dei loro guadagni in ricerca, ma entriamo in un altro campo.

D. Certo ci sembra un ottimo spunto di riflessione. Restando nell’ambito prettamente medico, quali vantaggi hanno portato le più recenti tecniche?

focus 20R.  Con la Laparoscopia non c’è stato un miglioramento della percentuale di guarigione ma, un miglioramento dei risultati funzionali. Il fatto di lavorare con strumenti miniaturizzati che consentono un ingrandimento di venti volte dell’organo, all’interno dell’addome, ci consente di essere molto più precisi. Inoltre con la diffusione della diagnostica precoce del carcinoma della prostata, in quanto i pazienti vengono a visita con un PSA non molto elevato, si riesce a diagnosticare il tumore in una fase iniziale, consentendo una minore aggressività nell’atto chirurgico. E’ da dire che quanto più si opera in prossimità dell’organo, tanto più, si risparmiano strutture che sono utili ad un più rapido recupero funzionale.

D. Anche il decorso postoperatorio è migliorato?

R. Certamente è  migliorato in quanto non si ha il trauma muscolare. Da un punto di vista funzionale la svolta è epocale: possiamo fare suture più precise, con fili più sottili a organi che si vedono meglio consentendo una sutura più calibrata. Inoltre con questa tecnica c’è un maggiore rispetto dell’innervazione dell’ultimo tratto della vescica, con il risultato che la ripresa funzionale si anticipa rispetto a quello che accadeva in precedenza. Volendo inoltre paragonare i costi, la Laparoscopia ha un costo superiore rispetto alla chirurgia tradizionale ma, c’è il grosso vantaggio che,  il paziente riprende più rapidamente il lavoro, con costi sociali ridotti.

D. Anche psicologicamente, credo si abbia un riscontro di miglioramento, visto la minore invasività e i tempi di recupero ridotti?

focus 6R. Psicologicamente il paziente non avendo incisione sull’addome si sente operato in modo meno invasivo e quindi reputa la patologia meno problematica e questo lo aiuta a recuperare più facilmente.

D. Dottore la ricerca è alla base del progresso anche in  campo medico. Reputa si possa fare di più viste le risorse o le stesse non sono sufficienti?

R. Per quanto riguarda la ricerca non chirurgica ci vuole tempo. Si tratta di ricerca molecolare sul DNA che prevede un lavoro sui geni responsabili e la loro inattivazione. Quello che sta venendo incontro all’uomo è la robotica,  cioè l’inserire nello strumentario medico,  presidi che migliorano la precisione del chirurgo. Il problema sono i costi. Il Robot per la chirurgia prostatica costa circa due milioni di euro. E’ prodotto da un’unica azienda che ne stabilisce il prezzo che risulta per le nostre amministrazioni assai  difficile da ammortizzare.

D. Quali sono le percentuali di guarigione del carcinoma della prostata?

R. Attualmente la percentuale di guarigione è tra l’80 ed il 90% tra i pazienti sottoposti a prostatectomia radicale quando il tumore viene diagnosticato in tempo  I pazienti che avevanosubito una precedente adenomectomia in focus 7seguito alla patologia che colpisce gli anziani (non consentendo loro di urinare correttamente) in passato  non venivano sottoposti a prostatectomia radicale, questo perché il pregresso intervento, rendeva estremamente complicato l’accesso chirurgico. Tali pazienti erano destinati alla radioterapia, che ha una percentuale  di successo del 65% con effetti collaterali quali: incontinenza ed alterazione della sfera sessuale.Attualmente tali pazienti vengono operati non più incidendo sulla vecchia cicatrice chirurgica,  bensì, con un accesso perineale, con la tecnica della “prostatectomia radicale perineale” che prevede un’incisione chirurgica tra ano e testicoli, pertanto si va ad asportare il tumore, seguendo una via chirurgica nuova, evitando le aderenze prodotte nel precedente intervento. Tale tecnica nella nostra esperienza da un buon risultato sia funzionale che oncologico.  Naturalmente dobbiamo ricordare che nessun intervento chirurgico garantisce la certezza della focus 1guarigione da un tumore  per cui è di fondamentale importanza eseguire controlli nel tempo.

Nel ringraziare il dottor Vittorio Imperatore per la sua disponibilità e, lui e la sua equipe di specialisti dell’Ospedale Fatebenefratelli di Via Manzoni in Napoli: il dott. Sergio Di Meo, il dott. Roberto Buonopane, il dottor Massimiliano Creta,  per il lavoro che svolgono mai pensando che si è arrivati ma che c’è ancora tanto da fare sulla strada della Salute e della Dignità del paziente, ci auguriamo di aver fornito informazioni utili a chi vuole essere presente a se stesso e conoscere i luoghi della buona Sanità che non si nutre di palchi e riflettori ma di sale di degenza e di quelle operatorie, oltre che di ricerca, presente in questa sede per atto dovuto di conoscenza e di servizio pubblico.

a cura di Brunella Postiglione