TURCHIA: LE DONNE SCENDONO IN PIAZZA E SI RIBELLANO AD EDROGAN

Qualcuno l’ha definita la “donna  in rosso”,  altri uno dei simboli più rappresentativi della protesta che in queste ore si sta consumando in Turchia contro il governo  Tayyip Erdogan.  Ferma e decisa più che mai a non farsi intimorire da un intero plotone di polizia. Colpita ripetutamente dal gas lacrimogeno DONNA 2spruzzato su di lei,  la ragazza, della quale non è stato diffuso il nome,  ha profuso enorme carica ai manifestanti che dopo l’accaduto hanno diffuso la sua immagine con lo slogan : “Più ci spruzzate, più grandi diventiamo”.

Il Governo turco, come prevedibile, ha marchiato la rivolta, come proveniente da uno sparuto gruppo di terroristi eversori, facilmente contrastabili dalle forze dell’ordine, note per i metodi feroci e l’inusitata violenza con cui stanno provando a stroncare la protesta, anche se è ormai chiaro come il sole che l’insurrezione è frutto di un sentimento sociale condiviso e che risponde all’esigenza dei cittadini turchi di vivere in una Turchia diversa, libera dal conservatorismo e dalla repressione del regime.

Cresce una rabbia femminile, fatta di ribellione verso i numerosi tentativi di indebolimento dei diritti delle donne, a cominciare dalla legge sull’aborto che le relegherebbe ancora una volta ad un ruolo piùtradizionalista e maggiormente rispondente ad una concezione maschilista della società.

“Erdogan vuole portarci indietro nel tempo-ha detto una giovane manifestante-Tayyp ha fatto troppi errori. Vuole ricondurci in un contesto in cui la femmina deve essere l’angelo del focolare, dare alla luce almeno tre figli, indossare il velo e avere poche pretese”.

Numerosissime sono le giovani universitarie scese in piazza da quando è cominciata la protesta: “Ho deciso di unirmi alla protesta e di scendere in piazza perché non approvo le azioni del nostro governo”, ha dichiarato Ceren, ventunenne studentessa di biologia, con le idee più che chiare sul tipo di Paese che vuole costruire per se stessa e le sue concittadine.

E non è l’unica: “Finalmente ci stiamo svegliando. Erdoğan crede di avere ancora quel 50 per cento di voti e consenso che gli ha permesso di vincere le ultime elezioni. Ma non è vero. Tutta la Turchia sta DONNA 1scendendo in piazza per manifestare, siamo tutti uniti”- grida la voce di Merve, studentessa di Business e management dell’università di Eskisehir.

Davanti al quartiere universitario sono state piantate 50 tende a presidio dell’area. La municipalità offre cibo, acqua e riparo per i manifestanti che crescono di ora in ora e si uniscono al presidio della protesta. Non si urla a squarciagola solo per preservare il polmone verde della città, si urla per la democrazia, sempre più minata nei diritti e nella libertà di espressione.

“Sono qui come giovane donna, per lottare, per un futuro migliore, per evitare che il mio corpo e le mie opinioni vengano oppresse dal governo”, chiosa una delle tante attiviste che lottano per cambiare l’andamento delle cose e le sorti del Paese prima che si torni a votare. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, che la Turchia è intenzionata a portare avanti e che le nuove generazioni sono più che mai convinte di vincere.

A cura di Flavia Sorrentino.