La Salus di Battipaglia: Scrive alla Regione Campania

“PERCHE’ BLOCCARE I RICOVERI NELLE STRUTTURE ACCREDITATE? NOI POSSIAMO AIUTARVI A GESTIRE L’EMERGENZA, NON SI MUORE DI SOLO COVID!”

I casi di Covid nel mondo sono oltre 52 milioni, E anche in Italia i contagi continuano a salire: l’ultimo bilancio, relativo a giovedì 12 novembre, è di 37.978 nuovi casi e 636 morti. L’ Italia è ormai divisa in colori da giorni per scongiurare un nuovo lockdown generalizzato. Nonostante sia stata colorata di giallo la Regione Campania, indice di una situazione che apparentemente sembrerebbe non grave, assistiamo da giorni a file di ambulanze fuori ai nosocomi. Proprio in queste ore si è in attesa di una probabile nuova decisione del Governo che colorerebbe la Campania di arancione o rosso sintomo di una situazione che si aggrava nello scorrere delle ore.
E’ in questa situazione drammatica che la Regione Campania il 25 ottobre scorso decide di interrompere i normali ricoveri e cure, in una nota l’Unità di Crisi della Regione Campania disponeva la sospensione dei ricoveri programmati sia medici che chirurgici anche presso le Case di Cura private accreditate e gli Ospedali Classificati fatta eccezione per le patologie oncologiche e per i ricoveri urgenti e indifferibili. A seguito di questa nota la direzione della Casa di Cura Salus di Battipaglia decide di scrivere al sindaco di Battipaglia, al prefetto ma soprattutto al Presidente della Regione Campania.
Il momento è certamente difficile con la Ospedalità pubblica prevalentemente impegnata ad affrontare l’emergenza Covid e quella accreditata che può solo erogare prestazioni urgenti o dichiaratamente indifferibili […] Le patologie non assistite dal S.S.R. rischiano non solo di creare nell’immediato disagio al cittadino ma anche di degenerare creando problemi gravi che per altro richiederanno molte più risorse per essere risolte, come dimostrato da taluni studi effettuati dopo la prima ondata.
Questa decisione della Regione Campania sembra andar contro anche le decisioni del Governo infatti come si legge nel decreto Cura Italia ripreso anche in una nota di pochi giorni fa le regioni e le province autonome proprio per fronteggiare l’emergenza Covid in atto possono stabilire con le strutture privare accreditate dei “protocolli d’intesa” anche con delle rimodulazioni del normale budget previsto. Altre regioni come il Veneto, il Piemonte e la Toscana hanno messo in atto le direttive del Governo anche a fronte della firma del rinnovo in ambito della sanità privata del contratto dopo 14 anni di attesa.
La decisione della Regione Campania non accompagnata da una motivazione e senza una scadenza va anche contro il diritto alla salute che prevede la nostra Carta Costituzionale, già perché così come scritto dalla Regione e data la situazione critica in cui versano gli ospedali un cittadino medio con una patologia ha anche difficoltà a curarsi.
In modo ancor più drammatico. Accade infatti che pazienti con situazioni di grande difficoltà, di dolore fisico, di patologia importante e seria debbano essere rimandati a casa, con il rischio che poi una urgenza si determini davvero, con un improvviso aggravamento, e non si riesca neppure a rispondere in tempo, visto il livello di saturazione nella catena delle emergenze. Per controllare un pacemaker, per operare un’aneurisma dell’aorta o per operare una colecisti non basta più fornirsi della richiesta del medico curante. Per accedere in ospedale la loro patologia deve trasformarsi in urgenza. E al di là delle urgenze codificate come eccezioni nella disposizione regionale, esistono problemi seri legati a patologie che si possono aggravare nel tempo, che vanno curate tempestivamente; esistono necessità legate alla prevenzione, agli screening. Insomma in molte patologie il fattore TEMPO risulta determinante, di questi tempi non si muore di solo Covid.