LA PATRIA DELLE MEZZE CALZETTE

La patria delle mezze calzette“Ad un bravo giornalista si chiede di essere chiaro,essenziale,sincero”. Con queste parole Giampaolo Rugarli,si presenta ai suoi lettori. Semplice ,efficace,diretto.

“La patria delle mezze calzette”,edito da Alfredo Guida ,conferma ancora una volta la destrezza e tutto il talento giornalistico di Rugarli,che senza mezzi termini ,descrive attraverso una raccolta decennale di articoli, un’Italia che ha saputo solo “castigare il merito e premiato la furbizia, il padrinato e l’intrallazzo”.

Fa da prefazione l’introduzione “Dalle sorelle Bronte a Silvio Berlusconi:la politica, l’informazione,i sogni”. Attraverso poche pagine,Rugarli descrive sapientemente il labile confine tra realtà e fantasia, racconto e cronaca, narrativa e politica. Un confronto nostalgico e tremendamente veristico tra i sentimenti rivelati dalla politica d’oltralpe di Martin Luther King e Wiston Churchill, e quella tecnica e meccanica nostrana. Il “sogno” di Lutero come premessa di un progetto poi formulato,ed il sogno italiano come promessa di un progetto mai realizzato.

Una tragedia,tutta italiana,che mette in scena una classe politica incurante ed egoista,protesa a conservare il potere assoluto accumulato negli ultimi vent’anni , risultato di un continuum malsano con la prima repubblica,speculare preludio della seconda.

Tre sono le parti in cui si articola il libro : Gente qualsiasi,Gente importante,Gente volata altrove.

In ciascuna delle parti sono riportati articoli che trattano argomenti diversi : la descrizione della logica dell’egualitarismo sessantottina, la scelta pittoresca ed inefficace delle sinistre(schiave di una politica di troppa forma e poco contenuto),il disastro Alitalia ,la lottizzazione della RAI,il deterioramento della scuola pubblica(privata del nozionismo mal sostituito dal “marasma”), il separatismo ostinato della Lega di Bossi, fino ad analizzare l’esigenza umana di credere in una consolazione ultraterrena,ultima speranza di salvezza.

Nelle pagine di Rugarli,la critica alla società odierna e al malcostume è netta,categorica e consapevole.

Non vi è pagina in cui l’autore smorza i toni di accusa nei confronti della Repubblica democratica che oggi,egli stesso definisce Babele cretinocratica nata dal sessantotto.

Nell’articolo “il cimitero degli inglesi: le ceneri di Keats e Gramsci”,la desolazione rugarliana trova massima espressione. Attraverso una dettagliata fotografia descrittiva del Cimitero degli Acattolici al Testaccio, l’amore per la poesia e la letteratura romantica tocca le corde più delicate dell’animo dello scrittore,che dinanzi a tanto silenzio concede il lasciapassare alle riflessioni più amare e autentiche,appurando l’abisso della povertà di pensiero in cui sprofonda la Patria, priva di tentazioni liriche,rassegnata al niente, prima ancora spirituale.

I toni caustici e talvolta graffianti,si allineano perfettamente alla convinzione dello scrittore che, considera valido il solo commentatore in grado di non temere di rendersi antipatico. In Italia infatti,l’autocensura tra i giornalisti è operante da tempo,la libertà di espressione sempre più a rischio e così risultano davvero pochi coloro che ignorano “l’aria che tira”,lavorando esclusivamente al servizio della verità. Di certo ,La Patria delle mezze calzette ,da comprova

E merito a Giampaolo Rugarli, che rivendica in 182 pagine la necessità di un’Italia meno osannante e più ricca di dignità. “Forse solo così,torneremo a farci persuasi che l’Italia,dalle Alpi alla Sicilia,è persino più bella di Gondal e Gaaldine descritte dalle sorelle Bronte.

Forse solo così,torneremo ad amare la nostra terra”.

A cura di Flavia Sorrentino.