Intervista a Silvana Buttafarri, autrice di “Accadde negli anni ’60…” in scena all’Acacia il 21 maggio prossimo con “Passioni teatrali”

A pochi giorni dallo spettacolo, si annuncia il tutto esaurito per la Compagnia “ Passioni teatrali “, che torna in scena al Teatro Acacia con il musical in due atti “ Accadde negli anni ’60… “ scritto da Slvana Buttafarri per la regia di teatro 1Maurizio Fiorillo. Per festeggiare i venti anni di rappresentazioni, la Compagnia ha scelto un testo brillante, un commedia con musiche, ambientata negli anni ’60, in una delle tante scuole napoletane alla ripresa delle attività didattiche. Situazioni classiche con studenti che s’innamorano delle proprie coetanee ma anche infatuati di qualche insegnante e, perciò, disponibili anche… a farsi bocciare. Insegnanti che amoreggiano tra di loro, e, su tutti, una preside che coglie ogni occasione per sfoggiare la propria…”coltura”, tra le risate di discenti e docenti. Il tutto intervallato da musiche e balletti che riecheggiano i maggiori successi di quegli anni e che si concludono, nell’arco del secondo atto, con il Mak P, la classica festa che, al termine del quinto anno di scuola superiore, chiudeva l’anno scolastico, cento giorni prima della fine delle lezioni.

Tra gli interpreti da segnalare la stessa Silvana Buttafarri, nel ruolo della preside, Renata Amabile, Rossella Argo, Ugo Bardi, Sasà Bratti, Annamaria Cretella, Vittorio Forgione, Luciano Iannone, Roberta Mirabile, Rino Pappagallo, Benedetto Pepe, Giuseppe Piccolo junior, Ada Punzo, Anna Scardi e Fabiana Spinosa, oltre ad un folto gruppo di ballerine e ballerini, tra i quali si segnalano Dalila Di Stefano e Christian La Sala, che danno vita ad un susseguirsi di canzoni e di balletti, per la delizia degli spettatori. Le musiche, tutte dal vivo, saranno eseguite dall’orchestra diretta dal maestro Bruno Vitale. Le coreografie sono di Sabrina Laloè, mentre audio e luci sono curati da Giovanni Cappetta. Le scene sono state realizzate dai laboratori Malavolta, il trucco è curato da Luciano Carino e la sartoria è affidata ad Annamaria Di Leva. Direttore di scena è Marco Amabile. La direzione artistica è di Gennaro Capodanno, che cura anche l’organizzazione dell’evento.

Dopo i successi degli anni scorsi con rappresentazioni tenutesi nei principali teatri cittadini, questa volta puntiamo sul musical, un lavoro brillante e divertente per passare due ore in sana allegria – ha dichiarato Gennaro Capodanno, cinema 1presentando alla stampa la nuova “fatica” della compagnia con la quale, per il ventesimo anno di attività “Passioni teatrali” si ripropone ai suoi affezionati spettatori -. Anche in questa occasione, nel cast artistico sono stati inseriti moltissimi giovani, alcuni dei quali alla loro prima esperienza teatrale importante, confermando così il nostro costante impegno per dare spazio a nuovi talenti, così come avvenuto in passato per artisti che oggi recitano in compagnie primarie “.
A sua volta l’autrice del testo teatrale, Silvana Buttafarri, già docente nelle scuole superiori partenopee, oggi avvocato, in un’intervista ha ricordato che la nascita del lavoro avvenne in un tranquillo pomeriggio di una domenica, quando immaginò una scuola dove i veri protagonisti fossero gli alunni e le balzò in mente il personaggio chiave del lavoro teatrale, Jenny, tipico esempio dell’allievo indisciplinato con problemi di varia natura, che però, grazie agli insegnanti ed ad una dolce compagna di classe, riesce a riscattarsi e a trovare la sua strada.
“ I professori – ha chiarito Silvana Buttafarri – diventano solo lo strumento attraverso il quale i giovani possono migliorare e raggiungere i loro obiettivi di vita. La famosa citazione del “do ut des” declamata dal prof. Casatiello, docente di latino, rappresenta la chiave interpretativa dell’intero lavoro teatrale. Il messaggio che passa è che devono essere i professori a dare il buon esempio, affinché i loro discepoli diventino un domani dei buoni cittadini “.
“ Altra figura importante nel lavoro teatrale – ha proseguito l’autrice – è la preside che dovrebbe rappresentare il non plus ultra della cultura ed invece, con la sua ignoranza verbale, appare chiusa nel suo mondo, incapace di relazionarsi con gli altri, manifestando una profonda dicotomia. Infatti se da un lato, con l’ordine impartito attraverso la bidella, impone a tutti i professori di passare nella presidenza, a dimostrazione del vero detentore del comando nella scuola, d’altra, in certi passaggi, sembra volersi aprire a un mondo scolastico nuovo, senza distinzione di linguaggi, finendo per diventare, seppure in chiave comica, l’ispiratrice di una futura società cosmopolita e poliglotta “.