Novantatrè anni di successi per Ennio Caprio Nono
‘O Cheffone festeggiato dagli amici al ristorante Oro Bianco In occasione del compimento dei 93 anni del grande e noto chef Ennio Caprio Nono per gli amici ‘O Cheffone, Ciro Cerqua, Chef Patron
del ristorante Oro Bianco – Eventi a Giugliano in Campania, ha organizzato una giornata di festeggiamenti per colui che è stato il suo maestro. Una mattinata nella quale Ciro ha accolto colui che reputa il suo secondo padre, perché oltre il papà naturale Ennio è stato colui che lo ha guidato nella professione che ora esercita con passione e successi. Per dare ancor più gioia al festeggiato, Ciro con la consorte Maria Rao ed i figli Mario e Tommaso, ha anche invitato oltre ovviamente i figli dello Cheffone, Patrizia, Teresa, Rita e Guglielmo, anche un nutrito numero di amici di Ennio, Rosa Scognamiglio, Giuseppe Cuofano e moglie Angela, Sabatino Cresciullo, Antonio Scialla, Francesca Sorgente, Giuseppe Elia, Luigi Principio, Mimmo Cristillo, Fernando Imperatore, Antonio Papale e Pina Papale e Dario Duro fiduciario di Napoli dell’A.M.I.R.A. Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi. Tutte persone che nutrono per Ennio un grade affetto per insegnamenti professionali di lavoro, di vita e di comportamenti che l’anziano, ma ancor con gran spirito giovanile, possiede e trasmette ad altri.
Nel corso del pranzo, Ennio è stato invitato a gran richiesta da parte di tutti a raccontare la sua vita ed in particolare come è iniziata la sua professione do Cuoco. Con voce ben chiara, squillante e senza microfoni, ‘O Cheffone ha preso la parola dicendo che: “All’età di nove anni ho perso la mamma ed ero l’ultimo di undici figli. Fino ai 17 anni della mia gioventù, un po’ sono stato in collegio un pò mi aiutava mio fratello ma desideravo lavorare e mi dissero vuoi andare a lavorare all’hotel Turistico? Erano tempi tristi, gli anni del dopo guerra ed io pensai una sola cosa e cioè che li avrei avuto la possibilità di cibarmi a pranzo e sera. Essendo un lavoro onesto, andai a lavorare con il compito di lavare casseruole e piatti. Dopo poco tempo lo chef della struttura Morettini Giorgio di Treviso, avendo un grande apprezzamento per i miei comportamenti ed anche perché, avendo io aiutato mio fratello che si occupava di banchettistica, gli avevo dimostrato di possedere capacità che andavano oltre il lavoro che stavo svolgendo, mi disse: < tu domani vieni con la beretta e la giacca bianca perché passi in cucina >. Io risposi che non possedevo ne la beretta (cappello da cuoco francese a berretto senza pieghe) e neppure la giacca, ma non avevo neppure i soldi per comprare questi indumenti ed allora lui andò in stanza prese una sua giacca e me la regalò”. Poi il grande maestro della cucina, ha raccontato di aver lavorato sempre con tanta passione ed impegno, spostandosi in Italia ed all’estero nei più noti ed importanti alberghi, perché come afferma, gli è sempre piaciuto non lavorare fisso e per lungo tempo in una struttura, ma variare per scoprire luoghi ed abitudini ed al tempo stesso esportare e far conoscere ed assaporare ad altri la sua cucina ricca di genuinità, sapori, gustosità, arte ed eleganza. Il
suo più lungo periodo di lavoro la ha trascorso all’Hotel Royal di Napoli, dove ha lavorato per circa 9 anni, poi per 4 anni è stato lo Chef del Grand Hotel Pineta Mare a Castel Volturno, poi ancora all’hotel Mediterraneo di Napoli, di seguito a Crotone dove ha anche insegnato al convitto alberghiero di San Giovanni in Fiore sempre in Calabria e poi ancora la sua opera in cucina al Grand Hotel Quisisana di Capri ed altri ancora. La cucina di Ennio, come lui stesso ci ha raccontato a tavola nella stupenda giornata vissuta per festeggiarlo, è fatta di sapori autentici come quelli che ha citati del suo risotto e di altri piatti che ha avuto modo di fare gustare anche in Svizzera a personaggi di altissimo livello che frequentavano l’iconico e fiabesco hotel super lusso, situato nel cuore delle Alpi il “Gstaad Palace”, dove lui lavorava come Chef.
Tanti sono i riconoscimenti conquistati sul campo, con i suoi 70 anni di lavoro, da Ennio Caprio Nono tra coppe, medaglie, targhe ed attestati, ma in primis citiamo il titolo di Cavaliere del Lavoro, assegnatogli dalla Presidenza della Repubblica Italiana nel 1970, poi ancora l’essere Membro effettivo della Federazione Nazionale Cuochi, nonché Senatore a vita della FIC e l’essere stato intronizzato con la fascia di Socio dell’Associazione Internazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier.
A termine pranzo, lo Chef Papale, ha riservato una graditissima sorpresa al festeggiato dai 93 anni che non dimostra affatto, portando tutti i presenti a riunirsi, con Ennio al centro in prima fila e tutti attorno a lui, di fronte al grande schermo posizionato sul fondo della sala per assistere alla proiezione di un video da lui creato che, con il reperimento di foto ad insaputa dello chef ha ben descritto e reso vivo attraverso le immagini ed altro l’intero percorso di vita vissuto dal grande Ennio. E’ stato davvero un momento con sottofondo musicale suggestivo, attraente e emozionante per tutti ed in particolare per Ennio che al termine ha ricevuto scroscianti applausi.
Lo spegnere le candeline del 93 anni, il taglio della tradizionale gustosissima torta ed un brindisi finale sono stati i momenti indimenticabili per tutti i più stretti amici di Ennio Caprio Nono accorsi per festeggiarlo.
Prima di lasciare il festeggiato non poteva mancare una domanda al Senatore degli Chef.
Quale consiglio può dare ai giovani che intendono intraprendere il lavoro da te svolto per una vita?
Ennio ha risposto: “Personalmente non amo essere protagonista se non con i miei successi in cucina, non amo apparire in tv tanto da aver rifiutato anche un invito rivoltomi da Antonella Clerici per partecipare alla trasmissione da lei condotta in Rai e questo perché penso che il successo si ottiene vicino ai fornelli e non mediaticamente. Ai giovani, consiglio di impegnarsi a lavorare sempre più con passione e volontà di esprimersi al meglio attraverso il proprio lavoro in cucina, ai fornelli, cercando sempre di raggiungere risultati di successo con apprezzamenti da parte dei buongustai che elogiano l’operato del piatto che provano, perché questo lavoro, anche se porta a fare sacrifici, da grandi soddisfazioni che rinfrancano l’impegno profuso, rendendo l’animo felice e la persona orgogliosa dell’aver dato gioia ad altri ed aver reso il momento pranzo o cena un momento di felicità ed aggregazione nell’apprezzamento della nostra cucina italiana.
Giuseppe De Girolamo





