Capri e il dovere della memoria: alla Certosa la mostra sugli ostaggi di Dachau
Capri torna a fare i conti con una pagina drammatica della storia europea ospitando una mostra che racconta il destino dei 139 ostaggi delle SS liberati alla fine della Seconda guerra mondiale. Una vicenda
straordinaria che attraversa i campi di concentramento nazisti, le montagne dell’Alto Adige e approda infine sull’isola azzurra, dove gli ex prigionieri trovarono gli ultimi giorni di un lungo incubo.
La rassegna, allestita presso la Certosa di San Giacomo, sarà inaugurata l’11 maggio con una conferenza stampa alla presenza delle istituzioni locali e regionali. Tra gli interventi attesi quelli del sindaco Paolo Falco, dell’assessore regionale Ninni Cutaia e del curatore Walter Boaretto.
Il percorso storico ricostruisce il viaggio degli ostaggi deportati dai lager di Campo di concentramento di Dachau, Campo di concentramento di Buchenwald e Campo di concentramento di Flossenbürg. Politici, aristocratici, ufficiali e familiari di oppositori al regime nazista che le SS intendevano utilizzare come strumenti di pressione nei confronti delle forze alleate.
La loro liberazione avvenne il 30 aprile 1945 grazie all’intervento dell’ufficiale tedesco Wichard von Alvensleben, che riuscì a sottrarli al controllo delle SS nei pressi del lago di Braies.
Successivamente gli ex ostaggi furono trasferiti a Capri, dove molti di loro soggiornarono prima del definitivo ritorno alla libertà. L’isola divenne così l’ultimo approdo di una prigionia senza precedenti, sospesa tra guerra e rinascita.
Tra le figure più illustri presenti nel gruppo spiccano il cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, il generale Franz Halder, il premier francese Léon Blum e il figlio del maresciallo Badoglio, Mario Badoglio.
La mostra si propone non soltanto come ricostruzione storica, ma anche come testimonianza civile contro ogni forma di totalitarismo. I 24 pannelli esposti nel Chiostro Piccolo accompagnano il visitatore in un percorso di memoria che invita a non dimenticare le ferite del Novecento.
A chiudere la rassegna, il 3 giugno, sarà un concerto commemorativo dedicato alla libertà, nel ricordo dell’esibizione organizzata nel 1945 per celebrare la fine della prigionia. Una memoria affidata alla musica e alla cultura, perché la storia continui a parlare alle nuove generazioni.





